La stagione appena terminata ha messo in mostra molti giovani di belle speranze. Andiamo ad analizzarli uno per uno.
Milos Raonic: Dotato di un servizio super e di una capacità di leggere le situazioni in campo fuori dal comune Milos Raonic è stato colui che ha infiammato la prima parte dell’anno. Fuori alle qualificazioni a Chennai si è messo in mostra a Melbourne, dove ha raggiunto gli ottavi di finale battendo gente del calibro di Llodra e Youzhny. Dopo la sconfitta contro il tedesco Greul a Johannesburg è volato in Claifornia, a San Josè, dove si è imposto battendo in finale Verdasco in un match privo di break. La settimana successiva ci ha riprovato a Memphis, ma dopo tre ore di gioco ha dovuto cedere all’ex numero 1 Andy Roddick; i due master 1000 americani di Marzo hanno messo in luce la fatica accumulata nei mesi precedenti, dove aveva giocato praticamente in tutte le parti del globo. A questo punto Milos era chiamato alla prova del nove siccome in molti non pensavano che si sarebbe potuto ripetere pure sul rosso. Nonostante ciò il canadese ha ottenuto alcuni buoni risultati, come la semifinale all’Estoril battendo anche il pragmatico Gilles Simon. Sull’erba non ha sfigurato, raggiungendo i quarti ad Halle: putroppo però un infortunio a Wimbledon contro Gilles Muller ha modificato drasticamente i piani del giocatore in questione; infatti Milos Raonic deve saltare tutta la stagione americana sul cemento, probabilefucina di punti per lui, e ritorna in campo soltanto a Ottobre a Tokyo, dopo la fugace apparizione contro l’Israele in coppa Davis. La stagione si chiude con una semifinale a Stoccolma, in un incontro che vedeva condurre il giocatore riccioluto fino a che Monfils non ha preso le redini del gioco sul 6-7 2-4 e con due primi turni a Valencia e a Bercy. Stagione comunque ottima per il suo ranking, che passa da 156 a 35. D’altronde il suo servizio quasi infallibile lo rende un avversario scomodo per tutti e a rete ha una discreta mano. Una sua caratteristica che sorprende molto gli addetti ai lavori è comunque la sua abilità di interpretare come un giocatore navigato le situazione in campo e di sapere sempre cosa fare per provare a ottenere il punto. Con qualche miglioramento tecnico e negli spostamenti, limitati a causa della sua stazza fisica, può ambire senza problemi alla top ten.
Bernard Tomic: Giocatore abbastanza speculare a Raonic, ha un gran servizio ed è un ottimo colpitore. Comincia la stagione nella sua patria adottiva, l’Australia, raccogliendo un terzo turno a Melbourne sconfitto da Rafael Nadal. La primavera rimane un po’ anonima, con sconfitte premature nel circuito Challenger eccetto una finale a Kaloundra. La stagione sulla terra battuta è un disastro, sebbene essa risulta la superficie peggiore per lui: a Parigi cade contro Berlocq, un giocatore di caratteristiche completamente opposte. Le due semifinali a Nottingham riportano fiducia nel suo ambiente e Bernard riesce a disputere un grande torneo al All England Club. Partito dalle qualificazioni seppellisce Davydenko, fatica con Andreev (la sospensione probabilmente risulterà decisiva per l’esito di questo match), ha vita facile su Soderling, scherza con Malisse e giunge fino ai quarti dove mette in difficoltà colui che poi si laureerà campione, ovvero Novak Djokovic. Da qui in avanti Tomic vive un po’ di rendita e negli USA batte solo Lu e Yani, venendo poi distrutto da Cilic. In Asia parte male perdendo da Cipolla, altro giocatore agli antipodi come Berlocq, poi si rifà vincendo quattro partite tra Tokyo e Shanghai. E’ comunque un giocatore dal grande talento, che spesso però è appagato dalle sue qualità e perde contro giocatori decisamente meno forti ma più combattivi. Se riuscisse a limare questo aspetto del suo carattere avrebbe una classifica migliore di quella attuale.
Donald Young: Dopo tanti anni da promessa incompiuta il 2011, o meglio l’estate del 2011, ha permesso al mancino afroamericano di farsi illuminare dalle luci della ribalta. La prima scossa della stagione arriva in Marzo, quando a Indian Wells Young riesce a sconfiggere Andy Murray; il sogno nel torneo dura poco, poiché nel match successivo Tommy Robredo risulta essere un avversario indomabile. Rinuncia alla stagione europea sulla terra, e non brilla sull’erba. La vera esplosione dell’ annata arriva ad Agosto, quando nell’Atp 500 di Washington giunge fino alla semifinale, dove cede all’esperto Stepanek. Ma non finisce qui, agli Us Open infatti fa capire davvero come egli non sia più la promessa incompiuta per eccellenza e raggiunge gli ottavi dove stavolta deve cadere contro Murray. Nel suo cammino a Flushing Meadows è doveroso ricordare il memorabile incontro chiuso 7-6 al quinto contro Stanislas Wawrinka. L’ultimo acuto stagione del 22enne di Atlanta è il torneo di Bangkok, dove rimontando Monfils in una partita già persa raggiunge la finale in Thailandia, dove è nuovamente sconfitto in maniera netta da Andy Murray. Giocatore talentuoso, dotato di un ottimo diritto, può probabilmente migliorare il suo ranking attuale (numero 39) anche se Raonic, Tomic e altri che andremo a citare ora sembrano avere quel qualcosa in più che li potrebbe portare a raggiungere livelli di tennis altissimo.
Ryan Sweeting: Stagione abbastanza altalenante per il tennista di Bahamas, che sulla terra di Houston ha sorpreso tutti e si è portato a casa l’intera posta. Peccato che dopo questo titolo, ampiamente meritato, il talento americano sia incappato in un filotto di sconfitte al primo turno, alcune contro vecchie volpi come Ljubicic, Baghdatis e Benneteau, altre contro giocatori di basso rilievo, come contro Haider Maurer al Roland Garros; a Wimbledon ha ripreso una partita compromessa con Andujar per poi cadere contro Nadal. E’ stato il momento poi della sua stagione preferita, quella sul cemento di casa, dove ha ottenuti alcuni mediocri risultati senza mai però vincere più di due partite nello stesso torneo. Le ultime vittorie del 2011 coincidono col Challenger di Tiburon, dove si presenta da testa di serie numero 1 ed esce alle semifinale contro il più quotato Sam Querrey. Gran lottatore, non ha un servizio devastante ma si difende in tutti i fondamentali; nel 2012 può sicuramente migliorare il suo rank (72) e approdare nei primi 50. Troppo discontinuo probabilmente per puntare oltre.
Ryan Harrison: Dopo la sorprendente vittoria contro la vecchia volpe croata Ljubicic a Flushing Meadows lo scorso anno le aspettative che si erano create sul 19enne americano non sono state affatto deluse in questo 2011. Autore di un’ ottima stagione Harrison ha dimostrato di poter essere un uomo affidabile per il futuro del tennis americano, sebbene abbia ancora da migliorare molte cose per raggiungere i vertici della classifica. Il suo limite più grande è probabilmente il servizio, poiché si difende bene sia da fondo campo che a rete.
Dopo un deludente avvio in Australia Ryan si rifa vincendo il Challenger di Honolulu e soprattutto raggiungendo gli ottavi a Indian Wells. Il vero boom d’annata arriva però in corrispondenza dell’estate sul cemento americano, dove in due settimane trova la semifinale a Atlanta e a Los Angeles, sbattendo sempre contro Mardy Fish. Agli Us Open è sfortunato, poiché trova subito un quadrato Cilic. Il finale di stagione non regala più grandi sussulti per Ryan Harrison; nonostante ciò lo statunitense, vista anche la giovanissima età, ha tutte le carte in regola per salire esponenzialmente di classifica, migliorando la sua 79esima posizione attuale.
Kei Nishikori: Finalmente un po' di vento nuovo arriva dall'Asia; passati i tempi di Srichapan era da tempo che si attendeva un talentuoso giocatore dagli occhi a mandorla. E Kei inpersona appieno il tennista completo, abile su tutte le superficie e penetrante con tutti i suoi colpi. Ancora alla ricerca del primo titolo, Nishikori ha messo a segno quest'anno ben due finali perdendo da Sweeting a Houston e da Federer a Basilea; nel torneo svizzero, però, ha domato il cannibale dell'anno, Novak Djokovic. Ma andiamo con ordine, partendo dall'Australia dove il giapponese raccoglie un discreto terzo turno, sconfitto da Verdasco. Il febbraio statunitense porta in dote un' ottima semifinale a Delray Beach, dove cede alla sua vera e propria bestia nera, Janko Tipsarevic, che lo batterà per ben quattro volte in stagione. Successivamente fa, come detto, finale a Houston e semifinale a Eastbourne; esce subito a Wimbledon e a New York, ma si esalta al coperto. Nell'ultima trance di stagione, infatti, va in finale a Basilea, in semifinale a Kuala Lumpur, dove guarda caso perde da Tipsarevic, in semi anche al 1000 di Shanghai e da un contributo fondamentale per la promozione nel World Group del suo Giappone. Un giocatore tutto da seguire, che merita ampiamente la posizione (25), che tutt'ora occupa nel ranking mondiale.
Grigor Dimitrov: Esteticamente bello da vedere, il bulgaro probabilmente somiglia soltanto nelle movenze a Roger Federer. Non ha una palla penetrante e pesante come Raonic o Tomic, e questo gli complica decisamente la conclusione del punto.
Apre le danze col successo a Cherbourg, poi vola negli States dove esce subito a Houston in un match infinito e decisamente brutto contro Gabashvili. A Monaco è bravo a raggiungere i quarti, poi colleziona una serie di sconfitte immediate. A Eastbourne fa quarti (perdendo anche lui contro Tipsarevic), mentre a Wimbledon da spettacolo contro Tsonga. A Newport esce contro un giovanissimo di belle speranze, Denis Kudla, mentre a Washington perde ai quarti, guarda caso contro il solito Tipsarevic. Negli ultimi tornei dell'anno fa quarti a Bangkok e Stoccolma, dove perde senza alibi contro Raonic.
Da sempre nominato Baby Federer, riuscirà a scrollarsi di dosso la pesantezza di questo soprannome?
Altri giovani promesse si sono imposte in quest’anno appena trascorso, ma per diverse ragioni ho deciso di non inserirle in questa analisi: ad esempio Del Potro, soltanto 22enne ma già campione a Flushing Meadows e giocatore di indiscusse e riconosciute qualità, il guru Alexander Dolgopolov Jr, che finalmente ha portato a casa un titolo (Umago), Gulbis, talento troppo intermittente, accesosi soltanto a Luglio in quel di Los Angeles, o Federico Del Bonis, sorprendente semifinalista a Stoccarda. E' giusto menzionare anche il lituano Berankis e il prorompente tedesco Cedrik Marcel Stebe, fresco vincitore delle finali del circuito Challenger a Sao Paulo. Il 2012 sarà l’anno della conferma o dell’anonimato per questi ragazzi? Al campo l’ardua sentenza!
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